L’ipnosi…

in ambito medico è stata e viene con successo utilizzata contro l’ansia, la depressione e vari disturbi psicologici associati.

Ha fatto molta strada dal ‘700 quando Franz Anton Mesmer credeva nella trasmissione di fluidi magnetici da persona a persona, fluidi capaci di “ipnotizzare”.

Ci sono varie definizioni associate all’ipnosi, come stato alterato di coscienza o stato allargato di coscienza almeno potenzialmente, ed altre ancora..e in generale si pensa che la persona ipnotizzata e messa in trance puo’ uscire da questo stato solo con il comando dell’ipnotista e/o ipnotizzare.

In parte puo’ essere così, ma esaminando accuratamente gli elettroencefalogrammi di persone in stato ipnotico, si scopre infine che lo stato non è proprio alterato, ossia è simile e/o si avvicina a quello di una persona sveglia o rilassata, con una sua parte cosciente….

La volontà quindi rimane sempre a galla o fa sempre capolino, per cui senza il consenso del paziente, senza la sua disponibilità a servirsi dell’induzione ipnotica per raggiungere concretamente i propri obiettivi, tutto rimane vano ed il processo ipnotico non funziona.

Chiarezza di obiettivi, condivisione di intenti, condizioni di contorno e di contesto ottimale sono dei presupposti fondamentali nella riuscita delle induzioni ipnotiche.

Autoipnosi significa ipnotizzare se stessi.

L’attività di trance è un esperienza infatti del tutto soggettiva ed è una via naturale di accesso all’inconscio: l’ipnosi quindi è un mezzo per raggiungere il naturale rilassamento. Se l’autoipnosi è praticata in modo corretto, non vi è nessun pericolo.

Cosa occorre?

1. Occorre essere motivati

2. Bisogna essere coinvolti nel processo

3. Bisogna dirigere la volontà a cooperare nel processo ipnotico

4. Bisogna avvicinarsi all’ipnosi con accettazione acritica, almeno nel corso delle sedute